Psicologia

TUTTO QUELLO CHE NON SAPETE SULLO SBADIGLIO

Molte persone credono che sbadigliare sia solo un gesto di maleducazione per esprimere la noia, lo stress, la fame oppure che sia un indice di cattiva digestione, ma non è cosi. È ormai noto che pensare allo sbadiglio oppure vedere un altro sbadigliare fa sbadigliare.

Gli alveoli polmonari sono piccole sacche nei quali avvengono gli scambi tra aria e sangue; l’ossigeno che iniettiamo nel corpo respirando viene incorporato dai globuli rossi per essere trasportato in circolo, mentre il sangue “inquinato” deposita l’anidride carbonica di scarto che viene eliminata con la respirazione.Esistono molte teorie che descrivono i motivi per cui sbadigliamo: secondo uno studio pubblicato di recente su Physiology & Behavior, in realtà sbadigliare è un segno di stanchezza (infatti sbadigliamo più spesso quando siamo deboli, oppure la sera o prima di andare a dormire), o una risposta all’organismo che si accorge di aver bisogno di più ossigeno e quindi cerca, con una respirazione intensa e sforzata (lo sbadiglio), di far allargare gli alveoli polmonari.

Un altro studio fatto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Albany, New York, pubblicato sulla rivista Evolutionary Psychology ha dimostrato che lo sbadiglio serve per aumentare il flusso di sangue nel cervello, raffreddandolo e migliorando quindi le capacità mentali di ricezione. Di fatto, il cervello brucia fino a un terzo delle calorie che consumiamo e, di conseguenza, genera calore, gettando la persona in uno stato più o meno avanzato di torpore e sonnolenza, quindi se la temperatura è troppo alta, è necessario intervenire per mantenere l’omoestasi e la stabilità delle funzioni corporali.

In uno studio i ricercatori hanno notato che a Vienna le persone sbadigliano di più in estate invece che in inverno. Infatti, quando le temperature sono rigide raffreddare ulteriormente il cervello potrebbe essere addirittura pericoloso; quindi sbadigliamo molto meno quando la temperatura dell’ambiente è più calda rispetto alla temperatura corporea.

Nel 1941 uno studioso tedesco aveva individuato quattro tipi di sbadiglio: lo sbadiglio di fatica, che si accompagna a variazioni delle percentuali di gas nei polmoni, lo sbadiglio del risveglio, che faciliterebbe una migliore respirazione, lo sbadiglio di fame, associato a contrazioni della muscolatura addominale, e lo sbadiglio psichico, seguito da una riduzione della frequenza respiratoria, che non sarebbe necessario all’organismo ma che indicherebbe invece stati psicologici come la noia.

Ronald Baenninger, esperto ed autore di ricerche sugli sbadigli alla Temple University di Philadelphia, sostiene che la contagiosità dello sbadiglio trovi una spiegazione dal punto di vista evolutivo; quando i primi uomini vivevano in gruppi e la difesa dagli attacchi esterni richiedeva un’attenzione costante e reciproca tra gli individui, lo sbadiglio era destinato a mantenere acceso lo stato di vigilanza, che doveva pertanto essere “condiviso” da tutti.

La contagiosità invece sembra spiegabile con l’empatia (la capacità di immedesimarsi in chi ci sta intorno). Studi su pazienti schizofrenici hanno dimostrato come tali individui dimostrino resistenza al contagio molto maggiore della norma. Secondo Platek l’empatia è un tratto che la specie umana condivise solo con le scimmie superiori (scimpanzé e orangutan), e aiuta il gruppo a sincronizzarsi e a restare unito.

Al contrario di quanto si possa pensare, anche gli animali sbadigliano: cani, gatti, topi, serpenti, pesci, uccelli.

Secondo un ulteriore studio pubblicato su PloS ONE, i cani reagiscono agli sbadigli del loro padrone più che a quelli degli estranei.

Lo sbadiglio consiste nell’espansione del torace, l’apertura forzata della bocca, quasi sempre la chiusura delle palpebre e talvolta anche lo stiramento degli arti superiori.

Durante lo sbadiglio la bocca si apre, mentre la glottide (segmento intermedio della laringe in corrispondenza delle corde vocali) si restringe. Lo sbadiglio è composto da due fasi: un’ispirazione profonda seguita da un’energica espirazione. I due atti sono accompagnati da tipici rumori prolungati, e spesso da movimenti associati, come lo stiramento delle braccia e del tronco.

Sebbene si tratti di un atto involontario (come lo sono la tosse, lo starnuto, il singhiozzo), con la volontà si può rendere meno rumorosa la fase espiratoria e anche limitare lo spalancamento della bocca.

Il non portarsi la mano davanti alla bocca quando si sbadiglia è ormai considerato un gesto di maleducazione, questo per ragioni culturali.

Nell’arco della vita sbadigliamo quasi 220mila, ciò significa 7-8 volte al giorno. Tutto lo sbadiglio dura mediamente 6 secondi.

Vittoria Tagnin, classe 2A

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