Ecologia Lo sapevi che...

I segreti del tonno

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Quando comprate una scatoletta di tonno sapete con certezza cosa si nasconde al suo interno?

L’associazione Greenpeace (organizzazione non governativa ambientalista e pacifista) ha svolto una ricerca su questo tema e ha chiarito che i consumatori sanno poco o quasi nulla di come, dove e quando il prodotto sia stato pescato e conservato.

Avete mai provato a leggere l’etichetta? Troverete tonno “all’olio d’oliva”, a parte gli ingredienti non vi viene detto niente. Come ad esempio quale specie di tonno è quella nella scatoletta, o come è stato pescato. Solo in casi eccezionali dalla confezione si evince la specie, la provenienza e se trattasi di pesce di coltivazione. Forse non tutti lo sanno, ma esistono numerose specie di tonno; quelle più utilizzate a scopi commerciali sono: tonnetto striato, tonno pinna gialla, tonno obeso, l’alalunga ed il tonno rosso.

La pesca del tonno, attualmente, è allo stremo, indiscriminata e molto spesso illegale, al punto di mettere a rischio l’ecosistema marino.

L’utilizzo del tonno nell’alimentazione umana risale agli albori della civiltà ed è in continua crescita. Nel mondo odierno ha preso sempre più piede l’uso del pesce crudo con la diffusione della moda del sushi. Innovativi metodi di conservazione hanno reso sempre più rilevante il consumo del tonno. Al punto che nei nostri mari la presenza del tonno rosso è calata sempre di più; stime aggiornate di esperti ittici parlano addirittura di una riduzione dell’80%.

Vari sono i modi di pesca. Nel Mediterraneo esistevano le “tonnare” che venivano rifornite dalle “mattanze”, un modo di cattura tradizionale di una cruenza inaudita: il branco veniva convogliato in un rettangolo fatto di barche e reti detto la camera della morte dove gli animali venivano trafitti con gli arpioni e caricati come sacchi nelle barche. Una pratica atroce, ma almeno selettiva. In altri mari si pesca a strascico con il dannoso effetto collaterale di rovinare la flora marina e di raccogliere altri animali che non sono poi utilizzati dall’industria ittica. Molti sono i pesci, anche di grosse dimensioni (come gli squali), che vengono catturati ed eliminati perché commercialmente inutili. Testuggini marine, addirittura uccelli vengono “pescati” con i palamiti (insieme di ami) e condannati a morire. Una grande quantità sono anche i pesci di piccola taglia che, non interessando al mercato vengono scartati ed ormai morenti gettati in mare. Questi sono tutti sprechi continui che impoveriscono le acque dei nostri mari.

Una ditta conserviera italiana (http://m.greenpeace.org) ha adottato una politica eco-sostenibile dimostrando di acquistare solo tonni pescati a canna e questo le è valso una buona classifica nella graduatoria in continuo aggiornamento di Greenpeace (organizzazione non governativa ambientalista e pacifista) che segue con attenzione i comportamenti delle imprese ittiche.

Spetta ad ognuno di noi impedire la continua rovina dell’ecosistema. Per farlo non è necessario salire sui gommoni di Greenpeace a sfidare i getti d’acqua delle baleniere giapponesi, ma basta che, nel nostro piccolo, facciamo attenzione a ciò che acquistiamo scegliendo un prodotto che riporti sulla sua confezione tutte le notizie che ci occorrono per valutarne la qualità e soprattutto la correttezza della pesca.

SILVIA GANZERLA, 2F

Foto: Matteo X

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